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Storie di donne e sensi di colpa

Poco più di un anno dal loro primo appuntamento, Giulia aveva visto Elisa come dissolversi, man mano che lei entrasse nella vita dei due.
Comprensibile quindi il crescente senso di colpa.
Nell’ultimo mese, allorché la ragazza si era rinchiusa in un mutismo totale, sia in casa che a scuola, Giulia era arrivata addirittura a rimpiangere uno scontato conflitto, acceso e stancante, alimentato da una sana gelosia filiale nei confronti della nuova compagna del padre.
Aveva tentato in vari modi di comprendere le ragioni dell’evidente sofferenza di Elisa. Aveva parlato con tutto il suo mondo di fuori, insegnanti e amiche, compagne di scuola e genitori di queste ultime. Aveva ovviamente cercato di comunicare con lei, in ogni maniera e momento.
Tre settimane addietro, con l’inverno alle porte, erano partite senza Sergio per un fine settimana in montagna ed era risultato un vero calvario.
Elisa non aveva aperto bocca neanche per un secondo.
Al ritorno Giulia era giunta a mettere in discussione la sua presenza nella loro vita, ritenendosi in qualche modo responsabile, ma Sergio aveva respinto l’ipotesi con fermezza.
Poi era arrivato il sonno.
Un po’ come la bella assopita nel bosco delle favole, la ragazza dai lunghi capelli neri e i grandi occhi castani, a cui le lenti degli occhiali non toglievano nulla in brillantezza e mistero, aveva preso a dormire quasi tutto il giorno. Oltre alla notte, s’intende.
Il tempo di andare al bagno e sgattaiolare in cucina per brevi sortite dopo il tramonto, e poi di nuovo nel letto, sepolta sotto il piumone.
Quella sera Giulia, seguita da Sergio subito alle spalle, aprì con delicatezza la porta e la osservò per qualche attimo nella penombra della stanza.
Sembrava riposare davvero, come dopo un’impresa massacrante, tipo traversate oceaniche o camminate in capo al mondo.
Il volto pareva sereno.
Nondimeno, a quindici anni non puoi permetterti di gettare via giorni interi, per quanto tu sia stanco.
O ferito.
Questo pensò la nuova compagna di Sergio prima di riaccostare l’uscio.
“Dobbiamo fare qualcosa”, mormorò con gli occhi lucidi.
“Cosa?”
“Dobbiamo chiedere aiuto.”
“A chi?”
“Non lo so.”

Da Elisa e il meraviglioso mondo degli oggetti

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