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Storie di belle addormentate

Nei giorni seguenti i due le provarono tutte per strappare la ragazza dalle grinfie dell’innaturale letargo.
All’improvviso la casa divenne estremamente rumorosa ed entrambi iniziarono a produrre più frastuono possibile.
Porte sbattute con dedizione e pignoli aspirapolveri ossessionati con la sua camera, programmi televisivi che prima venivano ignorati si ritrovarono con il volume a livelli inarrivabili perfino da anziani dall’udito fragile e dialoghi che spesso non guadagnavano neanche lo spazio del pensiero venivano recitati con possenti diaframmi.
Rigorosamente a pochi centimetri dal letto di lei, è ovvio.
A turni alterni, avevano anche preso l’abitudine di appostarsi di notte in attesa del rifornimento cibario della bella addormentata.
La seguivano anche in bagno, tentando ogni umana manifestazione per attirare la sua attenzione.
Niente da fare, perfino in quegli attimi di veglia sembrava che Elisa non li vedesse. Come se loro fossero divenuti i fantasmi e non il contrario.
I giorni passarono aumentando la frustrazione nei due e la sera prima del successivo appuntamento con Bronzetti Sergio entrò disperato nella stanza di Elisa.
Aveva bevuto un po’ troppo, si avvicinò barcollando al letto e si inginocchiò, come se volesse quasi supplicarla.
Anzi, signore e signori della giuria, non fate caso al quasi.
Elisa, Elisa cara, è papà che ti parla, anche se non serve che ti dica chi io sia.
Conosci la mia voce come io conosco la tua.
Ti prego, la tua voce mi manca, mi manca da morire.
Mi manchi da morire.
Non lasciarmi, non lasciarmi anche tu.
Sono qui, io sono qui, ci sarò sempre, non ti abbandono, figlia mia, te lo giuro, io non ti lascerò sola.
Perdonami, perdonaci, Valeria… tua madre e io avevamo immaginato il meglio per te.
Io voglio il meglio per te, Elisa. Sei bella e intelligente, meriti il meglio e io farò di tutto affinché il mondo ti dia quel che desideri.
Ti prego, amore.
Ti prego, permettimi di farlo, parlami… parlami di nuovo.
Guardami, come io guardo te, negli occhi, dritto negli occhi e fammi sentire che ci sei.
Non lasciarmi anche tu.
Svegliati e torna da me.
Ma se non ce la fai, dimmi dove sei e vengo a prenderti.
Ovunque tu sia, io sarò pronto a venire.
Papà è qui e anche tu sei qui, non sprechiamo più alcun giorno.
Senza parlarci e guardarci.
Ti prego.
Elisa, Elisa cara…
Giulia non riuscì a impedire alle lacrime di rigarle il viso mentre ascoltava seduta in terra, con la schiena appoggiata alla porta chiusa...

Da Elisa e il meraviglioso mondo degli oggetti

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