mercoledì 28 marzo 2018

Storie di donne sfortunate

Senza occhiali sono persa, come dissi un giorno al mio ultimo ex spasimante durante il nostro ultimo appuntamento, nell’ultima volta, lo giuro, che ho accettato di uscire con un tipo suggerito dalle amiche.
Persa, è così, e così è stato nel dì del titolo.
Sono arrivata a scuola per miracolo, viaggiando tra metro e bus.
Persa, incapace di nascondermi al sicuro dello schermo del cellulare o del romanzo che sto leggendo in questo momento. Roba soporifera, lo ammetto, ma me l’hanno regalato e lo leggo, perché un giorno mio padre mi ha detto che sono le storie che vanno da te e non il contrario, e che quando ciò accade un motivo ci sarà.
Scusa, papà, ma stavolta il senso del dono è un sonnifero, ma va bene così.
Anzi, no, perché oggi non è andata affatto bene, poiché ero persa, impossibilitata a decifrare parole e immagini nei miei adorati rifugi. Ma, al contempo, lo son stata altrettanto innanzi al mondo che tento quotidianamente di attraversare invisibile. Oggetto d’arredamento vivente tra i molti nella tappezzeria coerente. Persa in essa, se volete, ma trattasi di ben altro smarrimento, ecco. E’ piuttosto un perdere che perdersi, ma questa arriva dopo.

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