giovedì 29 novembre 2018

Donne uccise nel 2018

C’erano una volta le donne, queste.
Creature troppo vicine alla perfezione per esser ritenute reali.
E, per questo e altri innumerevoli meriti, assassinate dalla folle vigliaccheria di questo pazzo mondo.
C’era una volta Marielle Franco, attivista per i diritti degli ultimi, con la quale, oggi, avremmo un Brasile con qualche speranza in più di salvarsi dall’orco appena eletto.
C’era una volta Elisa Badayos, che nelle Filippine lottava per i poveri e gli invisibili.
C’era una volta Guadalupe Campanur Tapia, la quale ha dato la vita per l’ambiente e le popolazioni indigene.
C’era una volta Razan al-Najjar, uccisa a Gaza mentre vestita di bianco andava in soccorso dei bisognosi.
C’era una volta Juana Raymundo, ammazzata in Guatemala per impedirle di continuare a dar voce ai piccoli coltivatori e alle comunità native.
C’erano una volta Annaliza Dinopol Gallardo e Mariam Uy Acob, le quali, nelle filippine, sono state vigliaccamente trucidate per il loro rispettivo impegno a favore delle popolazioni locali e dei musulmani discriminati.
C’era una volta Juana Ramírez Santiago, colpita a morte in Guatemala mentre si ergeva quale portavoce delle donne indigene.
C’era una volta Su’ad al-Ali, uccisa in Iraq per aver cercato di difendere i diritti delle donne come lei e dei bambini.
E c’erano una volta altrettante eroine sconosciute ai più, costrette ad abbandonare l’inquadratura vivente troppo presto.
Prima di fare altri doni all’umanità.
Che siano storie raccontate, che siano esempi seguiti.
Che siano, per sempre, ricordate.

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