giovedì 22 novembre 2018

Le donne sono galassie

C’era una volta una donna.
O, meglio, c’era una volta una galassia.
Non una stella, magari da ammirare in lontananza senza comprenderne appieno il valore.
Neppure un sopravvalutato pianeta di classe M, come sosterrebbe il compianto Spock.
E neanche una cometa di passaggio, con cui trascorrere un istante, rinunciando all’inestimabile dono del comune ricordo.
Perché la vera ricchezza del cielo consiste nel tempo, giammai nello spazio.
Già, il tempo, ovvero il singolo giorno in cui una bambina levò il capo verso il firmamento di luce e nuove prospettive e fece la sua scelta più importante.
Da grande, malgrado quel che suggeriscano le aberranti gerarchie di genere dell’epoca in cui vivo, io sarò un’astrofisica.
Perché io sono nata oggi, ma al contrario di chi si ostina a restare indietro, vivrò nel luogo chiamato domani.
C’era una volta una ragazza, quindi.
Ovvero, c’era una volta Burçin Mutlu-Pakdil, colei che a un arazzo di astri e speranze ha dato il proprio nome.
Perché le donne sono galassie che hanno il coraggio di scoprire se stesse.
E la generosità di condividere la propria luce con il mondo.

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