venerdì 7 dicembre 2018

Contro la violenza sulle donne sempre

C’era una volta la violenza contro le donne.
Che è violenza ancor più indegna, qualora si aggiunga la millenaria aggravante dovuta a una quantità incalcolabile di prevaricazioni e soprusi di genere.
C’era una volta, già, e c’è ancora oggi, ahi noi.
In molteplice forme, come le più pervicaci e congenite aberrazioni della cosiddetta società moderna.
C’era una volta, altresì, la lotta contro la violenza sulle donne.
Che può sembrare complicato da dire, e lo è ancor più da fare.




Perché la lotta contro qualcosa che è connaturato all’essenza della cultura, l’educazione e soprattutto del DNA di un popolo dev’essere azione quotidiana, incessante e più che mai coerente.
Esatto, coerente.
Occorre farsene carico in ogni punto cardinale del mappamondo urbano ci si trovi a transitare.
Perché quando la malattia è sociale, riguarda tutti, nessuno escluso.
E per metterci alla prova e in discussione è sufficiente porci le domande più scomode e meno eludibili.
Leggile pure come la cartina di tornasole del nostro effettivo cammino sulla via della guarigione.
Allora, a clamorosa riprova del tutto, c’era una volta una donna.
Una donna che a Roma venne picchiata sulla metropolitana da un uomo.
Difesa soltanto da un’altra donna.
Tuttavia, qualora il fatto che si tratti di una persona di etnia Rom, magari colpevole di un furto, quindi una ladra malmenata dal derubato, ti impedisca di indignarti altrettanto come in tutti gli altri casi.
Be’, perdonami, ma tu non sei affatto contro la violenza sulle donne.
Sei parte del problema.

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